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  Tuesday 02 June 2020
Il comparto metalmeccanico nella Granda ha perso 93 imprese in un anno

C.S. n. 55

Comunicato stampa, Cuneo, 28/11/2014

con preghiera di cortese pubblicazione e/o diffusione


Il comparto metalmeccanico nella Granda ha perso 93 imprese in un anno

In aumento i lavoratori in mobilità (+125%) e le ore di Cig, salite del 1.027% in 7 anni


93 imprese metalmeccaniche in meno in provincia di Cuneo rispetto al terzo trimestre 2013 (2.479 contro le 2.386 attuali, pari a -3,8%). Una produzione industriale, nel settore, in calo del 2,1% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Unico valore positivo l’export relativo al I semestre del 2014 (+5,1% rispetto a tutto il 2012, ossia 62 milioni di euro di valore in più). È un quadro molto negativo quello dipinto giovedì 27 novembre, in Confindustria Cuneo, sul settore metalmeccanico della provincia di Cuneo. I dati sono stati forniti durante la conferenza stampa di Federmeccanica dal significativo titolo ‘Uniti per il rilancio dell’industria’, nel corso della quale è stata presentata – come avvenuto in tutto il Paese - l’indagine trimestrale sull’industria metalmeccanica italiana.
“La meccanica italiana, a livello europeo, è seconda solo a quella tedesca, ma vi è in atto una crisi generalizzata tale per cui non possiamo aspettarci una ripresa senza le annunciate riforme – ha affermato Domenico Annibale, presidente della sezione Meccanica di Confindustria Cuneo -. È quanto mai necessaria una maggior specializzazione del personale, puntando su un più stretto rapporto scuola-impresa, diminuendo quel male oscuro provocato dall’attuale classe dirigente: la burocrazia. Alcuni esempi? In Italia un’impresa deve attendere 233 giorni per una concessione edilizia contro i 96 della Germania; ne servono 124 per un allacciamento elettrico, in Germania 28. Chiediamo al Governo una politica del fare, non più annunci e un mercato del lavoro più flessibile, perché l’Articolo 18 ha ingessato l’attuale”.
Entrando nel merito dei dati sulla metalmeccanica provinciale, si evidenzia un mercato del lavoro in netta crisi: nei primi 9 mesi del 2014 sono stati iscritti alla mobilità 134 lavoratori (+125%), mentre sono salite addirittura del +1.027% le ore di cassa integrazione guadagni rispetto al 2007 (da 280mila a 3,2 milioni di ore in sette anni), periodo ante crisi. Non solo: solamente l’11% delle imprese metalmeccaniche ha in programma investimenti nel IV trimestre 2014, più della metà (il 55,7%) lamenta ritardi negli incassi e il 56% ha ordini da uno a tre mesi (solo il 5% superiori all’anno). A tenere è solo l’export, grazie ad un valore di beni esportati pari a 1,3 miliardi di euro.
“In Italia, patria dell’ingegno e delle cose belle, il costo del lavoro è diventato esageratamente alto – aggiunge Paolo Merlo (Merlo spa), consigliere della sezione Meccanica -. Fatto 100 ciò che diamo ad un lavoratore, l’azienda spende 250. Le imprese così rischiano di chiudere e perdere per sempre il loro know how; bisogna capire che i piccoli imprenditori sono dei premi Nobel dell’economia, sono loro che mandano avanti il Paese”. E ancora: “È importante che la scuola diventi una sorta di reparto di un’azienda, che faccia formazione e che dia all’impresa personale già formato, con una mente sempre aperta”. “Ci sentiamo imprenditori sopravvissuti alla crisi – dice ancora Marco Costamagna (Brc spa), consigliere della sezione Meccanica - ma continuiamo a credere nel nostro modo di fare impresa in Italia. Abbiamo imprese uniche, che vanno tutelate. La ricerca e lo sviluppo sono fondamentali per il nostro comparto, per questo chiediamo al Governo certezze: molti dei nostri investimenti sono fermi perché da mesi attendiamo un decreto che sblocchi gli aiuti per l’innovazione. Gli strumenti di cui abbiamo bisogno non sono fantascientifici”.
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