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  Sunday 31 May 2020
4 aziende cuneesi su 10, tra i fornitori della Pubblica Amministrazione e della Grande distribuzione, rischiano la chiusura a causa delle nuove misure sull’Iva

C.S. n. 02

Comunicato stampa, Cuneo, 02/02/2015

con preghiera di cortese pubblicazione e/o diffusione


4 aziende cuneesi su 10, tra i fornitori della Pubblica Amministrazione e della Grande distribuzione, rischiano la chiusura a causa delle nuove misure sull’Iva

Il parlamentare europeo Alberto Cirio ha garantito il suo appoggio presso le istituzioni europee di Bruxelles


Per  più  di  metà  delle  aziende  cuneesi  che    forniscono  la Pubblica Amministrazione e la grande distribuzione, si preannuncia un 2015 di passione:   il  52%  del  campione  intervistato  da    Confindustria   Cuneo  dovrà ridurre il  personale, il  53% sarà forse costretto a  ritardare il  pagamento dei salari, mentre addirittura il 40% paventa una cessazione dell’attività. Per non parlare  del  46%  che   sara  costretto  a   rifornirsi  sui  mercati  esteri,  invece  di comprare materie prime italiane.
Sono  questi  gli  effetti  disastrosi  che subiranno  l'economia  cuneese  ed  italiana  in seguito alle  misure  introdotte  dal  Governo  con  la  Legge  di  stabilità  sotto  il  nome  di  “Reverse charge”  per i fornitori  della  Grande  distribuzione  organizzata  e di  “Split  payement”  per i fornitori   della   Pubblica   amministrazione.   Due   misure   che   obbligando   le   aziende   a fatturare   senza   Iva  a  debito,   incideranno   in   maniera   drammatica   sulla   già   precaria liquidità  delle  imprese.  In  sintesi,  il  meccanismo  della  fatturazione  senza  Iva  a  debito crea  un  enorme  problema  finanziario  alle  aziende  che  non  incasseranno  più  l'IVA  dalla Grande   distribuzione   organizzata   e   dalla   Pubblica   amministrazione   ma   diventeranno creditori   dello  Stato  che  realisticamente   pagherà     il  rimborso   dell’Iva  in  tempi  molto lunghi,  anche  due  o  tre  anni,  creando  alle aziende  gravi  problemi  di  liquidità  mentre  lo Stato,   incasserà       immediatamente    l'Iva   della   Gdo   e   della   Pa.   Un   modo   alquanto discutibile   di   farsi   prestare   i   soldi   senza   peraltro   neppure   pagare   gli   interessi.   Un provvedimento  che riteniamo  illegittimo  e sul quale pende come una spada  di Damocle  il benestare   da parte dell’Unione  europea.
“Le  nostre   imprese   sono   sul  piede  di  guerra   –  spiega   il  presidente   di  Confindustria Cuneo,  Franco Biraghi –. Quelle  che il Governo  spaccia  come  misure  contro  l’evasione fiscale,  in  realtà  non  sono  altro  che  un  prestito  forzoso  e  senza  interessi  imposto  dallo Stato alle nostre aziende  già in ginocchio.  Si tratta di uno dei peggiori  provvedimenti  che il    sistema    industriale    e    dei    servizi    abbia    dovuto    subire    negli    ultimi    anni.    Ho personalmente  scritto al Presidente  del Consiglio  e a tutti i parlamentari  locali ed europei ma solo l'onorevole  Cirio ci ha ascoltato e venerdì ha incontrato  una delegazione  delle più importanti  aziende cuneesi.  Gli abbiamo  chiesto di mettere in atto ogni possibile  azione a Bruxelles per far sì che il Consiglio  europeo bocci questo scellerato provvedimento.
“Prima di Natale - ha detto l‘europarlamentare  Alberto Cirio – avevo già presentato  alla Commissione competente un’interrogazione per metterla in guardia sulla legittimità dell’emendamento   sul  ‘reverse  charge’  per  i  fornitori  della  Gdo.  La  risposta  arriverà  nei prossimi giorni. Oggi stesso depositerò una seconda istanza sullo ‘split payement’, in cui chiederò  anche all’Unione europea  perché l’Italia ha fatto entrare in vigore dal 1° gennaio la norma dell’inversione contabile per i fornitori della Pa, mentre ha tenuto in sospeso il provvedimento   in  attesa  del  benestare   di  Bruxelles  per  i  fornitori  della  Gdo.  Appena arriveranno   le  risposte   decideremo   il  da  farsi.  Farò  tutto  il  possibile   perché  l’Unione europea  blocchi  i due provvedimenti,  pur conscio  che dovremo  combattere  anche  contro il  Governo  italiano,  che  pur  di  far  cassa  mette  a  rischio  la  sopravvivenza  di  moltissime imprese e di migliaia  e migliaia di posti di lavoro".

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