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  Tuesday 02 June 2020
Nuovi costi e burocrazia per le aziende con la nuova classificazione rifiuti dell’Ue

C.S. n. 34

Comunicato stampa, Cuneo, 04/06/2015

con preghiera di cortese pubblicazione e/o diffusione


Nuovi costi e burocrazia per le aziende con la nuova classificazione rifiuti dell’Ue

La normativa farraginosa impone alle aziende di rivedere l’intera gestione dei rifiuti. Rischio sanzioni


Una folta platea di imprenditori e rappresentanti di azienda operatori della filiera dei rifiuti ha preso parte stamane, giovedì 4 giugno, in Confindustria Cuneo, all’importante convegno sulla nuova classificazione dei rifiuti dettata dall’entrata in vigore, dal 1° giugno scorso, di due recenti provvedimenti dell’Ue (Regolamento 1357/2014 e Decisione 2014/955/Ue) che prevedono la variazione dei criteri per l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo e quelli per l’individuazione dei rifiuti pericolosi.
“Con la nuova classificazione i rifiuti speciali prodotti dalle aziende sino ad oggi classificati come non pericolosi, potrebbero restare tali, ma anche essere riclassificati e diventare pericolosi – ha affermato in apertura lavori Daniele Bertolotti, responsabile area Sicurezza/Ambiente di Confindustria Cuneo -. Ma la nuova normativa modifica anche i codici di pericolo, oltre a rimodulare alcune caratteristiche dei rifiuti, come le definizioni di rifiuto ‘nocivo’ e rifiuto ‘tossico’. Siamo di fronte ad una vera rivoluzione che crea una serie di complicazioni e preoccupazioni per le nostre imprese chiamate ancora una volta a far fronte all’ennesimo ‘colpo di coda’ del legislatore. Ci sono una serie di perplessità circa la gestione dei rifiuti, così come sull’utilizzo del Sistri, visto che alcuni rifiuti, che potrebbero diventare da non pericolosi a pericolosi, tirano in ballo anche il sistema digitale di trattamento dei rifiuti, fin qui fallimentare”.
Con l’entrata in vigore della norma le aziende dovranno controllare se tutti i codici rifiuti pericolosi e quelli cosiddetti ‘a specchio’ devono essere riclassificati sulla base dei nuovi criteri. È quindi necessario verificare se l’analisi del rifiuto di cui si è in possesso può essere integrata/aggiornata; procedere con la rideterminazione delle caratteristiche di pericolo sulla base dei nuovi criteri e riportare la nuova codifica delle pericolosità su formulari, Sistri e registri di carico/scarico. Sulla complessità della nuova normativa sono convenuti i due relatori di giornata: “L’argomento è complesso e molto tecnico – ha spiegato il dirigente dell’area Ambiente Arpa Piemonte Renzo Barberis illustrando l’evoluzione delle norme di riferimento e l’applicazione dei nuovi criteri delle caratteristiche di pericolo e classificazione dei rifiuti pericolosi -. Le aziende sono per l’ennesima volta chiamate ad adeguarsi ad una nuova normativa”. Ancora più diretto Roberto Devalle, responsabile laboratorio Mondeco srl, che ha spiegato le principali modifiche normative e relative ricadute in ambito analitico: “Attribuire un codice ad un rifiuto significa prendere una decisione tecnica, interdisciplinare e giuridica con una complessità applicativa enorme. Le piccole aziende dovranno appoggiarsi ad una serie di professionisti che possano aiutarle. Per le aziende più strutturate il consiglio è quello di formare periodicamente personale in grado di per occuparsi di quello che è a tutti gli effetti un problema perché, sia chiaro, la responsabilità del rifiuto è dell’azienda che lo produce. Le aziende dovranno espletare molte pratiche burocratiche, complice la farraginosità della nuova norma”. Ha chiuso i lavori Elisabetta Nocera, funzionario area Ambiente di Confindustria Cuneo: “Lo scenario è complesso soprattutto per le pmi. Bisogna avere competenze specifiche per valutare cosa prevede la normativa e non sono previsti periodi transitori. Le imprese dovranno anche sostenere dei costi per adempiere alla normativa: bisognerà rivalutare i rifiuti prodotti e riclassificarli. Per certi rifiuti, in particolare, saranno necessarie delle prove per determinare le sostanze in essi contenuti e procedere così alla loro classificazione”.
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