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  Tuesday 02 June 2020
ACQUA PERCHÉ IL PIANO DELL’ATO NON FUNZIONA LA VOCE DEI COMUNI - OTTAVIA

C.S. n. 44

Comunicato stampa, Cuneo, 26/10/2017

con preghiera di cortese pubblicazione e/o diffusione


ACQUA PERCHÉ IL PIANO DELL’ATO NON FUNZIONA LA VOCE DEI COMUNI - OTTAVIA

“Non ne capiamo il bisogno, facciamo fatica a comprendere i vantaggi che porterebbe ai cittadini il Piano d’Ambito 2018-2047 presentato dall’Ato 4” I dubbi degli 11 Comuni del Saluzzese di “Ottavia”: Scarnafigi, Manta, Torre San Giorgio, Cardè, Faule, Ruffia, Villanova Solaro, Villafalletto, Vottignasco, Murello e Cavallerleone


Dopo Fossano e i 20 Comuni del Roero, sono gli 11 Comuni di Ottavia ad esprimere dubbi contro il Piano d’Ambito 2018-2047 presentato dall’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale n. 4 Cuneese nel luglio scorso e approvato lo scorso 11 settembre con l’82% dei voti dei rappresentanti di 8 aree omogenee e 14 unioni montane. Ottavia è un gruppo di 11 piccoli Comuni della pianura del Saluzzese nato due anni fa con l’obiettivo di fare quadrato per trovare soluzioni agli stessi problemi. Ottavia oggi rappresenta circa 17.000 abitanti ed è formata dai Comuni di Scarnafigi, Manta, Torre San Giorgio, Cardè, Faule, Ruffia, Villanova Solaro, Villafalletto, Vottignasco, Murello e Cavallerleone.

“Si è andati a intervenire su un servizio che funziona bene, soprattutto in provincia di Cuneo, che è sempre stata nota per avere le bollette dell’acqua più basse d’Italia - spiega Riccardo Ghigo, Sindaco di Scarnafigi e Presidente di Ottavia -. Siamo molto scettici sulle 1.000 pagine da cui è formato il Piano, sia per questioni di metodo che di merito. Avremmo dato la priorità a modificare le cose che non funzionano, invece di andare a toccarne una che era addirittura virtuosa, visto anche che, rispetto al resto d’Italia, i costi dell’acqua nella nostra Provincia sono tra i più bassi. Perché lo hanno fatto onestamente facciamo fatica a capirlo. Quel che è certo è che immaginare un piano che guardi ai prossimi 30 anni è molto difficile, soprattutto di questi tempi in cui per un Comune è già difficile prevedere cosa succederà domani. Poi ci sono dei problemi pratici. Se, come temiamo, non ci sarà più la compartecipazione dei privati, chi fornirà le opportune garanzie alle banche a fronte degli ingenti investimenti preventivati? Il costo complessivo del piano si aggira infatti intorno ai 500 milioni di euro, e non vorremmo mai che toccasse a noi piccoli Comuni, e quindi ai nostri cittadini, andare a finanziare, attraverso il rincaro delle bollette, opere che neppure si svolgeranno sul nostro territorio. Sarebbe il danno oltre alla beffa. Infine, in questi giorni i nostri uffici tecnici stanno verificando se nel Piano sono stati inseriti gli interventi, spesso minimi ma vitali, che avevamo chiesto noi piccoli Comuni. La sensazione è che il piano sia talmente grande da non prevedere piani per le singole realtà ma, solo, su macroaree a discapito dei nostri concittadini”.
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